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ORARIO DELLE CELEBRAZIONI

Da ottobre a giugno:

feriale

9.30 e 18.30

festivo

8.30 - 10.30 - 12.00 - 18.30

Mesi di luglio, agosto e settembre:

feriale

9.30 e 19.30

festivo

8.30 - 10.30 - 19.30

 
 

 

 

 

 

 

 

LA STORIA

L'origine della sua costruzione risale agli inizi del 1500. Divenne parrocchia in seguito alle disposizioni del Concilio di Trento (1545 - 1563, ed era Regia Estaurita perché fondata da laici, i quali collaboravano nel governo economico e avevano il privilegio di presentare al Cardinale i candidati per la nomina di Parroco.
L'antica chiesa era decorata con dipinti di famosi artisti come Francesco Da Mura, Luca Giordano e Francesco Solimena. Fu completamente distrutta dall'eruzione del 1794, e ne rimase indenne solo il campanile che fu seppellito nel solo ordine inferiore.
Quella che oggi ammiriamo è la chiesa ricostruita sulle rovine dell'antica su progetto dell'architetto Ignazio Di Nardo e per l'infaticabile opera del Beato Vincenzo Romano. La struttura inaugurata nel 1827, con le sue perfette proporzioni e il colore bianco risulta, tra quelle di tutti i paesi vesuviani, la più bella chiesa di stile neoclassico.

La maestosa facciata è divisa in due ordini: nell'inferiore sono presenti sei colonne sormontate da capitelli di ordine corinzio, inoltre vi si possono notare due nicchie con le statue di S. Gennaro e S. Elena eseguite nel 1858 da Beniamino Calì; in quello superiore è possibile notare un enorme finestrone e un timpano.

L'
interno è a croce latina con tre navate. La centrale, ricoperta da una volta a botte, termina con l'altare maggiore su cui è posta una tela di R. Ciappa, datata 1825, rappresentante il ritrovamento della croce. Ai lati del presbiterio ci sono gli stalli dove sedevano i membri della Collegiata, istituita nel 1796 dal cardinale Capece Zurlo.
Nella navata sinistra troviamo il monumentale
fonte battesimale
realizzato nel 1883 su direzione di Giuseppe d'Amato e quattro cappelle i cui altari sono dedicati a S. Franceso di Paola, S. Giuseppe, S. Francesco di Sales e alla Madonna del Rosario.

Il transetto presenta l'altare del Sacro Cuore con l'urna bronzea realizzata da Antonio Mennella nel 1963, sono custodite le spoglie mortali del Beato Vincenzo Romano Infine la ; la neobizantina cappella della Croce. navata sinistra termina con la cappella del Crocifisso.
Nella navata destra vi sono: la cappella con un dipinto a muro raffigurante le anime del Purgatorio e da essa si accedeva in un luogo sottostante in cui avvenivano le sepolture; l'ingresso alla sacrestia; tre cappelle con gli altari dedicati a S. Stanislao, all'Addolorata e alla Sacra Famiglia. Il transetto presenta l'altare di S. Gennaro, patrono di Torre del Greco, sotto il quale c'è l'urna della martire S. Colomba; il transetto si chiude con la cappella dell'
Immacolata.

La storia di Santa Croce è scandita dalle molte lapidi che vi si possono trovare in essa, tra cui quelle che ricordano le visite dei Papi Pio IX, avvenuta il 14 settembre 1849, e Giovanni Paolo II avvenuta l'11 novembre 1990.

Nella cappella di S. Francesco di Sales sono riposte le spoglie mortali di Mons. Felice Romano, nipote e successore del Beato Vincenzo, e in seguito Vescovo di Ischia.
Molteplici sono le opere che decorano la chiesa: di particolare pregio le statue di S. Isidoro, che si evidenzia per i particolari realistici, tipici dell'epoca, S. Lucia, S. Elena e S. Vincenzo Ferreri, poste nel transetto destro, realizzate da Francesco Verzella, scultore attivo nel napoletano dalla fine del settecento a tutto il 1845. La Via Crucis è ripercorsa attraverso le moderne tele di Giuseppe Ciavolino, realizzate nel 1984 e caratterizzate da una narrazione agile e leggibile.
L'ampia sacrestia ospita i ritratti dei parroci di S. Croce e degli ovali dipinti nella metà del sec. XVIII come quello della Resurrezione realizzato dal Guarino nel 1750. Rilevanti i due lavabi sormontati da putti in stucco.

 
 

 

L'ARTE

L’attuale Basilica fu edificata all’inizio del XIX secolo grazie all’instancabile opera del Beato Vincenzo Romano, su progetto dell’Ing. Ignazio di Nardo. La chiesa sorge sulle rovine dell’antica parrocchiale di Santa Croce distrutta dalla lava del 1794.
La chiesa antica fu costruita agli inizi del XVI. Al suo interno erano custodite importanti opere dei principali artisti del Barocco Napoletano: dipinti di Francesco De Mura, Luca Giordano e Francesco Solimena, stucchi di Lorenzo Vaccaro e  sculture di Cosimo Fanzago.
L’edificio attuale è molto diverso da quello antico e neanche la pianta è la stessa. L’interno è a croce latina, diviso in tre navate; domina l’altare maggiore la grande tela raffigurante il “Ritrovamento della Croce”, opera del Crippa (1825). La facciata è neoclassica, divisa in due ordini separati da un cornicione poggiante su colonne corinzie.
Vero capolavoro architettonico è la cappella dedicata alla Santa Croce che si affaccia sul transetto. La sua architettura si ispira a modelli duecenteschi che richiamano le forme del Duomo di Amalfi. Nella cappella è conservata, secondo la tradizione, la reliquia della Santa Croce di Cristo; essa è posta in un prezioso reliquiario databile alla fine del XVII secolo.
Simbolo della città di Torre del Greco è la torre campanaria della Basilica, parzialmente seppellita dalla lava del 1794 e, per questo, divenuta modello della forza del popolo torrese che resiste anche alle distruzioni del Vesuvio. Fu iniziata a costruire alla fine del XVI secolo e fu completata nel 1740. È a pianta ottagonale e divisa in tre ordini (oggi emergono solo i due più elevati) rivestiti in laterizi con cornici in pietra lavica. Attraverso una botola è possibile accedere all’interno dell’originario primo livello e, attraverso l’antica porta, vedere una piccola parte della facciata risparmiata dalla lava.
 
 

 

 

L'IMMACOLATA

L’Immacolata Concezione di Maria è stata proclamata nel 1854, dal Papa Pio IX. Ma la storia della devozione per Maria Immacolata è molto più antica. Già i Padri della Chiesa d’Oriente, nell’esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la. ponevano al di sopra del peccato originale. In Occidente, però, la teoria dell’immacolatezza trovò una forte resistenza, non per avversione alla Madonna, che restava la più sublime delle creature, ma per mantenere salda la dottrina della Rredenzione, operata soltanto in virtù del sacrificio di Gesù. Il francescano Giovanni Duns Scoto, riuscì a superare questo scoglio dottrinale con una sottile ma convincente distinzione. Dal 1476, la festa della Concezione di Maria venne introdotta nel Calendario romano. Sulle piazze d’Italia, predicatori celebri tessevano le lodi della Vergine immacolata: tra essi ricordiamo, San Leonardo da Porto Maurizio e San Bernardino da Siena. Nel 1830, la Vergine apparve a Santa Caterina Labouré, la quale diffuse poi una ‘’medaglia miracolosa’’ con l’immagine dell’Immacolata. Questa medaglia suscitò un’intensa devozione, e molti Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani. Così, l’8 dicembre 1854, Pio IX proclamava la ‘’donna vestita di sole’’ esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata. Ma quattro mesi dopo, le apparizioni di Lourdes apparvero una prodigiosa conferma del dogma. Una conferma che sembrò un ringraziamento, per l’abbondanza di grazie che dal cuore dell’Immacolata piovvero sull’umanità.

Il culto dell'Immacolata Concezione risale per i Torresi al 500, quando già la Cappella principale della navata di destra della Basilica di S. Croce era dedicata alla Vergine: la sua immagine, infatti, splendeva nell'Altare della Cappella, che ospitava inoltre delle nicchie con otto statue di legno ove erano riposte le reliquie dei Santi patroni di Torre.
Le statue venivano portate in processione per la città il 3 maggio di ogni anno, in occasione, appunto della Festa dei Corpi Santi. In seguito all'eruzione del Vesuvio del 1794 la Chiesa di S. Croce fu ricostruita ed il Beato Vincenzo Romano volle che l'Immacolata rimanesse nella sua collocazione originaria risalente al 500.
Nel 1849 Papa Pio IX, in occasione della festa dell'esaltazione di S. Croce, entrò benedicente in Chiesa, e lasciò in dono all'Immacolata due pianete uguali di seta celeste, impreziosite da ricami in oro: una lapide posta in fondo alla Chiesa nel 1920 testimonia l'evento.
Oggi le pianete sono esposte nella sala museo di S. Croce, nei colori liturgici verde e viola. L'8 Dicembre del 1861 una terribile eruzione vesuviana, seguita da un violento terremoto, sconvolse Torre del Greco. Si trattò di un'eruzione disastrosa e rovinosa, per cui la città venne fortemente danneggiata. Gli storici raccontano che i torresi si rivolsero all'Immacolata facendole voto di portare la sua immagine in processione su un carro trionfale. I testimoni sono concordi nel dire, che la lava si arrestò prodigiosamente. Al di là di qualsiasi possibile spiegazione scientifica di tale fenomeno, i torresi attribuirono all'intervento della Madonna l'arresto della lava, per cui l'anno seguente, 1862, solennemente sciolsero il voto. Alla processione partecipò l'intera città. Oltre alle testimonianze degli storici di cui Francesco Balzano e il napoletano filoborbonico Giacinto De Sito, ricordiamo il racconto dei fratelli torresi Giuseppe e Francesco Castaldi, i quali, nella loro "Storia di Torre del Greco" narrarono della terribile eruzione da testimoni oculari.
L'eruzione e i terremoti terminarono del tutto il 31 dicembre di quell'anno, e così i torresi poterono rimpatriare ed iniziare la ricostruzione della città, quasi completamente diroccata. Quella festa fu grandiosa, come testimonia la rivista dell'epoca "La scienza e la fede": la chiesa principale restaurata fu ornata da arredi preziosissimi; l'immagine dell'Immacolata, collocata per la prima volta, sul carro trionfale, fu rivestita con una ricchissima veste nuova, ricamata in oro a gran rilievo, nei colori rosso e bianco, dono di tutto il popolo era splendida, la chiesa affollatissima. Ai balconi e alle finestre di tutte le case erano appesi drappi di seta e le strade erano cosparse di fiori.
Il carro uscì dalla Chiesa alle 11,00 quando, l'anno prima, si avvertì la prima scossa di terremoto, e rientrò alle 2,00 del pomeriggio, quando la terra si aprì a vomitare lava di fuoco e bitume. In quell'anno venne costruito un monumento a Capotorre a ricordo dell'eruzione.
Nel 1904, ricorrendo il cinquantesimo anniversario della definizione dogmatica dell'Immacolata Conce- zione. 

Il Balzano fece erigere un monumento alla Vergine su quella parte di Torre dove la lava si arrestò.
Nel 1954 in occasione del centenario della promulgazione del dogma dell'Immacolata venne proclamato l'anno mariano e fu lanciata l'iniziativa di incoronare l'antica statua della Madonna.
Come era facile immaginare il popolo torrese accolse con gioia la proposta e partecipò entusiasta alla donazione dei propri oggetti d'oro che vennero utilizzati per la realizzazione della corona.. Anche se in alcuni casi erano gli unici oggetti d'oro posseduti i fedeli furono ben felici di vederli risplendere sul capo della Vergine.
Il 23 giugno di quell'anno il Cardinale Marcello Mimmi, Arcivescovo di Napoli, incoronava solennemente la prodigiosa immagine dell'Immacolata in Piazza S. Croce, tra una marea di popolo esultante. L'ultima data da ricordare, il 1961, centenario della storica eruzione.
L'8 dicembre di quell'anno il Comune di Torre del Greco offrì in dono all'Immacolata un calice d'argento dorato con coralli; nello stesso giorno venne posta una lapide sulla facciata della sagrestia di S. Croce, a ricordo del centenario dell'eruzione.
Il carro dedicato all'Immacolata fu costruito per la prima volta a Torre del Greco nel 1862, ma già esisteva in altri paesi prima d'allora, come a Napoli dove veniva costruito il carro detto di Battaglino, o in Sicilia, dove vi era il carro della Zita. Attualmente la realizzazione del carro passa attraverso varie fasi: la prima è il progetto grafico, affidato ad un artista locale sulla base di un tema diverso ogni anno. Inizia poi la vera e propria costruzione, che parte dal basamento di legno e dalle decorazioni in cartapesta ed altro materiale, questa lavorazione si svolge in un apposito laboratorio artigianale.
L'ultima fase inizia quindici giorni prima della festa nella Basilica di S. Croce, proprio in prossimità della Cappella dell'Immacolata. Qui si lavora alla struttura portante formata da lunghi pali che servono a sorreggere il castelletto con lo "scivolo" su cui si poggerà la statua della Madonna. Il carro, di imponenti dimensioni, è lungo 10 metri, largo 2,80 metri e alto 6 metri. Il giorno 6 dicembre, in tarda serata, la statua viene posizionata sul carro che, il giorno successivo, è trasportato da numerosi volontari dalla navata di destra a quella centrale della Chiesa. Il giorno 8, alle ore 4,30 del mattino, inizia la prima messa, e nonostante l'orario la Basilica è già gremita di popolo.
Il carro esce dalla Chiesa alle 11,00 ora nella quale fu avvertita la prima scossa nel 1861. Esso è sostenuto da circa 150 uomini in camice bianco tra gli applausi della folla che invade la piazza e il volo dei colombi appositamente lanciati dal carro. Il carro è preceduto dalla banda musicale, dalla Arciconfraternita del SS. Sacramento e dal Preposito curato con alcuni sacerdoti e seguito dal sindaco e dalle autorità comunali con il gonfalone della città. Seguono dei piccoli carri, costruiti dai fedeli e portati sulle loro spalle.
L'Immacolata attraversa la città, tra due ali di folla festosa, tra una pioggia di bigliettini inneggianti e petali di fiori, e i balconi sono tradizionalmente rivestiti di coperte di damasco, seta e merletti. Il carro rientra in Chiesa alle 14,00, ora in cui come già detto, nel 1861 la terra si aprì a vomitare lava di fuoco, e resta esposto in chiesa per 8 giorni. Precedono la solennità dell'Immacolata i dodici sabati e la solenne novena, ed inoltre la domenica che precede la festa vi è da parte delle autorità locali e del popolo l'omaggio floreale alla Madonna.

 

 
 

 

IL BEATO VINCENZO ROMANO

Vincenzo Romano nacque il 3 giugno 1751 a Torre del Greco, città marinara al centro del golfo di Napoli.
I genitori, Nicola Romano e Grazia Rivieccio, di famiglia modesta, abitavano a Via Piscopia, in uno dei rioni più popolosi e vivaci della città. Trascorse i pri
mi anni della sua vita in un clima familiare assai religioso ed ebbe come primo maestro ed educatore don Agostino Scognamiglio, pio e dotto sacerdote torrese.
Dopo aver superato difficili prove, a causa dell'elevato numero dei seminaristi e del clero locale, all'età di 14 anni fu ammesso al Seminario Diocesano di Napoli, dove potè giovarsi della guida di uomini di cultura e di santità, dei consigli di Mariano Arciero, suo Padre Spirituale, e degli insegnamenti di S. Alfonso Maria de' Liguori.
Dal 1796 al 1831 resse, prima come Economo Curato e poi dal 28 dicembre 1799 come Preposito, la Parrocchia di S.Croce in Torre del Greco, che comprendeva allora l'intera città di Torre del Greco, la più popolata del territorio di Napoli.

La terribile eruzione del Vesuvio del 15 giugno 1794, che distrusse quasi completamente la città e la chiesa parrocchiale, mise in luce la sua fibra apostolica. Egli si dedicò subito alla difficile opera di ricostruzione materiale e spirituale della città e della chiesa, che volle riedificare più grande e maestosa.
Morì il 20 dicembre 1831 dopo una lunga e penosa malattia, lasciando ai suoi sacerdoti come testamento spirituale l'impegno a vivere la carità fraterna.

Leone XIII, il 25 marzo 1895, dichiarava eroiche le virtù di Vincenzo Romano e Paolo VI, il 17 novembre 1963, lo proclamava Beato, additandolo al Clero e specialmente ai Parroci, quale modello di vita apostolica. Nel 1965 i Vescovi della Campania lo proclamarono patrono celeste del Clero diocesano. Dal 1970 è aperto il Processo di Canonizzazione, e si e' in attesa di un miracolo da parte del Signore per l'intercessione di Vincenzo Romano.
Il suo corpo riposa nella Basilica Pontificia di S.Croce, dove, l'11 novembre 1990 si è recato a venerarlo Giovanni Paolo II, durante la sua Visita Pastorale alla Chiesa di Napoli. Ecco come si espresse:

"Il più illustre figlio di Torre del Greco è senza dubbio il Beato Vincenzo Romano. Egli ha lasciato un'eredità spirituale preziosa con l'esempio di una vita santa, del fervore sacerdotale e della totale dedizione che caratterizzarono gli oltre trent' anni del suo ministero pastorale...
Egli fu un precursore della carità sociale, così importante per la Chiesa di oggi, con l'assistenza spirituale e la tutela dei diritti dei pescatori di corallo, per i quali era celebre Torre del Greco. Durante i lunghi periodi di assenza degli uomini su mari lontani, il Beato riservava particolari cure alle loro famiglie.
Ma Vincenzo Romano lavorò intensamente soprattutto per la formazione delle coscienze e per l'evangelizzazione... Alla gente del popolo propose il Vangelo nella sua semplicità ed autenticità, divenendo egli stesso testimone credibile e araldo della parola di Cristo con una vita povera, umile e, soprattutto, integralmente dedita al ministero...
Vi invito tutti a riprendere ancora oggi il suo programma pastorale, per inserirlo nelle moderne tensioni sociali con il suo stesso fervore e la sua medesima passione".

 

 
 
 

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